Celebriamo!

Ho finito le scuole superiori nel 1984, effettivamente e’ passato un po’ di tempo e forse la mia memoria vascilla, ma non ricordo nessun festeggiamento particolare, nessuna cerimonia per segnare questo traguardo. Quello che ricordo invece e’ la scena finale del film Grease e la felicita’ dei protagonisti nel celebrare la fine del loro percorso scolastico.

Julia ha finito la scuola  e la scorsa settimana e’ stata una serie di festeggiamenti, con pic nic nel parco e balli sui banchi (quasi come in Grease, mi piace pensare!), e si e’ conclusa venerdi sera con la cerimonia formale della “graduation”. Mi lamento spesso della mancanza di tradizioni in Australia ma questa abitudine di onorare la fine di un periodo significativo nella vita di ogni ragazzo mi ha piacevolmente sorpreso e riempito il cuore.

La cerimonia si e’ svolta nel comune di Melbourne e il luogo stesso gia’ conferiva una certa solennita’ ed importanza. Non sapevo assolutamente cosa aspettarmi e l’unica indicazione ricevuta da Julia era di prepararmi ad una serata noiosissima. La premessa non era dunque delle migliori!

Devo ammettere che negli ultimi giorni (o forse settimane!) mi sono ritrovata spesso sulla soglia delle lacrime e ho faticato a non abbandonarmi alla nostalgia. Ma sono arrivata a destinazione convinta di poter affrontare la situazione al meglio! La serata e’ cominciata con qualche chiacchiera tra genitori e ho subito notato, con sollievo, che non ero l’unica con gli occhi lucidi. Le mamme di lacrima facile esistono anche in Australia!

Melbourne Town Hall

Melbourne Town Hall

Musica, discorsi, premi vari, il riconoscimento degli sforzi degli studenti, in tutti i campi, dall’accademico, allo sport, al coinvolgimento sociale e, infine, la consegna a tutti i 250 ragazzi di un certificato. Effettivamente, guardando l’interminabile lista di nomi sul programma, l’idea di farmi un pisolino mi era passata per la mente! Invece mi sono persa ad osservare e apprezzare questi splendidi ragazzi, salire sul palco, sicuri, felici, pronti ad affrontare il mondo. La cosa che mi ha colpito di piu’ e’ stata la loro individualita’. Si parla spesso di come gli adolescenti tendano all’assimilazione, seguendo le mode del momento e cercando il piu’ possibile di essere parte del gruppo. Ma quello che mi e’ passato davanti, sul palco del Melbourne Town Hall, era una celebrazione della diversita’!

48 etnie differenti, i nomi nella lista facevano pensare a paesi esotici e lontani…Afendulis, Paraskevas, Khalil-Salib… e l’insegnante che li leggeva aveva un talento particolare per le lingue, la sua pronuncia a me e’ parsa impeccabile! Ma cio’ che mi ha colpito di piu’ e’ stato lo stile individuale di ogniuno dei ragazzi, dai tacchi a spillo, alle scarpe da ginnastica, dai vestiti lunghi, ai pantaloncini corti! Tutti perfettamente a loro agio, tutti assolutamente parte del gruppo.

E tutto questo celebrare si svolge prima degli esami, prima dei risultati finali, prima di aver raggiunto il traguardo! Ne parlavo con la mia amica Annamaria, anche lei reduce di una settimana di festeggiamenti della figlia, e ci chiedevamo il significato di questo “celebrare” prima della fine. Quasi come mettere il carro davanti ai buoi! La risposta mi e’ stata data dal capitano della scuola, una ragazzo molto eloquente e simpaticamente “nerd”, nel suo discorso finale. Anche lui, come noi, si era posto la stessa domanda ed era giunto alla conclusione che l’importante e’ il viaggio, non l’arrivo alla meta!

 

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My journey through school – high school

We made it to High School!

We made it to High School!

Last monday Julia had her last school concert. “Come and say farewell to our year 12 students” said the school’s newsletter. I have read this so many times during the years. The last senior concert, a big milestone, I am always moved to see how mature and grown up the kids look, standing on stage, confident and proud. And all of a sudden Julia was one of them. Since then it has been a succession of “last times” and here we are, tomorrow will be her last day of school!

Although it feels all a bit sudden, it has been a six years journey. We started by looking at the most suitable school for her. In Victoria students, generally, have to attend the school closer to their residence address. It is however possible to apply to go to a different school on the basis of curriculum grounds.  Because of her interest in music and playing the cello she was able to find a place in a local school with an excellent music program and a good all round reputation and so, in 2010, she started at Northcote High.

Just like with primary school, I had to get used to a whole new system. The first three years all students learn the same basic subjects. Depending on what the school offers, they can choose different languages and from year 8 also a number of electives subjects. Julia had the opportunity to try woodwork and textiles, cooking and Chinese. In year 10  they are able to choose which direction they want to take and decide what subjects to study. It is in year 11 and 12 that they start working exclusively on the subjects they will take to their VCE exams, at the end of year 12.

Northcote High is a very big school for italian standards but this time, unlike in primary school, the classrooms had desks and chairs, a white board and we had to buy books. Not many…but at least some! Students have to wear a uniform. I dreaded the idea at first but I soon got used to it and so did Julia. In the self conscious years of adolescence it was a relief for her not to have to think of what to wear to fit in. They do have “free dress” days every term and occasionally even “themed” days, when kids can display their uniqueness and wear what they like best.

China orchestra tour

China orchestra tour

The music program has certainly been one of the highlight of the past 6 years and it’s one of the aspect of school in Australia that I like the most. The fact that it offers students the opportunity to play an instrument and perform without the need to attend a specific music school. Julia played in the orchestra and the strings ensemble from the beginning of high school. She went on interstate and overseas tours, established long lasting friendships and developed self discipline and confidence that will no doubt accompany her into adulthood. Plus she has tons of memories and a great musical repertoire!

Of course I have had my reservations. Unlike in Italy there is very little homework and studying done at home, the bulk of the work is completed during school hours. There are no random testing, no scary interrogazioni when the teacher picks a student and asks questions about a particular topic, giving marks according to the replys. Exams only start in year 10 and, in my opinion, are not taken too seriously until they get to year 12.

And there are hardly any consequences if a student is not performing well. No failing or have to repeat the year, just encouragement to try and do better next time. Although in principle this approach sounds very nurturing, I am still to be convinced of its potential success.

Home from the second last day, with a signed uniform!

Home from the second last day, with a signed uniform!

Julia has never worked very hard and has always done well but there has been a change in the past two years. She is still doing well but, finally, she is working hard! Her attitude has made me reconsider my doubts as I see her studying with great dedication and interest. Exams will start on the 29th october. She is going through this last stretch in a calm and relaxed way, taking one step at the time, spending time with her friends and playing her cello in between writing essays and reading Wuthering Hights and the Odyssey.

It has being a fabulous journey and, as after all the best journeys, I will be sad and relieved when it’s over.

 

Orgoglio di mamma!

Ogni occasione e’ buona per parlare di bilinguismo, cosi quando Magica mi ha chiesto di participare alla sua rubrica Bilingui in erba su Radio SBS ho accettato con entusiasmo e ho trascinato anche le ragazze, che hanno accettato…con molto meno entusiasmo!

E dunque eccoci qui, Sofia ed io:

http://www.sbs.com.au/yourlanguage/node/30013

E Julia:

http://www.sbs.com.au/yourlanguage/node/40204

Il fiorire del bilinguismo

Dal momento in cui Julia è nata è stato evidente che non avrei mai potuto parlarle in inglese. Nonostante avessi sempre desiderato che i miei figli fossero bilingui, non mi ero mai soffermata a pensare come avrei fatto per raggiungere il mio scopo. Ma appena Julia approdò tra le mie braccia mi fu chiaro che il nostro rapporto sarebbe stato in italiano e cosi è stato, da quel primo istante.

Mi sento dire spesso quanto sono stata brava ad “insegnare” l’italiano alle mie figlie ma ho semplicemente parlato con loro nella lingua in cui sono più a mio agio e che trovo più naturale. Questa era la parte più facile! Il fatto che loro abbiano accettato l’italiano come la “nostra” lingua rimane per me un mistero. Sento cosi tante storie di bambini che smettono di parlare la lingua minoritaria e mi chiedo spesso come questo non sia successo a noi. Si tratta solo di fortuna?

C’è stato sicuramente un elemento di fortuna. Ho avuto la fortuna di stare a casa con loro negli anni prima della scuola. Le bambine andavano all’asilo un paio di giorni alla settimana ma il resto del tempo erano con me in un ambiente completamente italiano. Parlavamo italiano, leggevamo libri italiani, cantavamo canzoncine italiane e guardavamo video italiani. Avevamo anche amici italiani con cui giocare, un gruppo dove le bambine potevano interagire e giocare con altri bambini esclusivamente in italiano. Con tutto questo italiano ovunque come potevano scappare?

Ma una volta fuori dalla nostra “bolla” italiana ho trovato molto sostegno intorno a noi. Amici, vicini e anche perfetti sconosciuti incontrati per strada mi hanno sempre incoraggiata, ripetendo, sia a me che alle bambine, quanto era bello ed importante parlare italiano. Spesso a casa parlavo italiano anche con le amichette venute a giocare, naturalmente non dicevo nulla di troppo profondo ma tutti capivano quando era ora della merenda!

In quegli anni prescolari le bambine parlavano italiano anche fra di loro e in generale l’inglese era usato solo alla sera quando Nigel tornava a casa. Erano sempre molto chiare sulla lingua in cui parlare e con chi parlarla e non apprezzavano affatto che qualcuno parlasse nella lingua “sbagliata”. In quelle occassioni in cui una persona di lingua inglese si rivolgeva a loro in italiano, rimanevano perplesse e un po’ sconcertate, indecise sul come rispondere. La stessa cosa succedeva quando un italiano si rivolgeva a loro in inglese.

Una volta cominciata la scuola la loro relazione passò dall’italiano, all’inglese. Successe lo stesso con gli amichetti del gruppo gioco. Ma tra di noi la lingua è rimasta sempre l’italiano e non si sono mai rivolte a me in inglese. Anzi, ci volle un po’ perche’ capissero che in certe circostanze, per educazione, era meglio parlare inglese.

Ogni viaggio in Italia, quasi ogni anno quando erano ancora piccole, costituiva ovviamente una bella spinta alla lingua. Quando erano alle elementari abbiamo passato sei mesi in Europa e in quel periodo hanno avuto modo di frequentare la scuola in Italia per sei settimane. Un’esperienza splendida per entrambi anche se, per tutto quel periodo continuarono a parlare inglese fra di loro!

Julia ha portato italiano come materia ai suoi esami finali (VCE) l’anno scorso. Ovviamente sapeva che sarebbe stato facile per lei e avrei voluto studiasse di più. Ma nonostante il poco impegno ha avuto degli ottimi risultati. Dopo l’esame orale ho ricevuto la telefonata di un’amica, insegnante di italiano. Voleva dirmi che un delle sue amiche che faceva parte degli esaminatori le aveva parlato di una studentessa, con mamma italiana e papà australiano, che parlava italiano divinamente, pur essendo nata e vissuta in Australia. L’insegnante era molto entusiasta dell’italiano della ragazza e disse alla mia amica che avrebbe voluto che sua figlia crescesse parlando proprio cosi e ora sapeva che era possibile. Dopo alcune domande chiarificatrici la mia amica ebbe conferma che si trattava di Julia e, pur essendo non troppo etico, mi chiamò subito per dirmelo. Uno dei miei momenti di puro orgoglio materno!

Devo ammettere che ho pensato spesso a cosa farei se le ragazze smettessero di parlarmi in italiano, oltre che avere il cuore spezzato! Ma a questo punto sono sicura che non succederà mai, il nostro rapporto è forte e può solo essere in italiano, la lingua che amo.

(Versione inglese/English version The nurturing of language)