A beautiful Sunday in Melbourne/ Una meravigliosa domenica a Melbourne

Today the sun was shining and the air was crisp, perfect day to go and explore Melbourne, I thought! My idea was welcomed by the entire family and within a few minutes we were in the heart of the city. I sometimes forget what a vibrant and beautiful city Melbourne is. “You look like a tourist”, Julia said. I am a european snob and I realise that I don’t appreciate Melbourne as I should. So why not look at it through the eyes of a tourist? We had yum cha in China Town and then walked up Swanston St. I looked up at the buildings, old churches and modern skyscrapers, creating a charming contrast against the blue sky. Flower beds around the town hall added colour and life to the grey of the street. Today is Refugee Day and the city was celebrating. Wonderful to see and be part of it! We headed to Federation Square, so quintessentially australian and buzzing with life. We looked at some pictures of Australian painters in the Ian Potter Gallery and I stopped in front of an image of a pioneer woman. Her face is sad and thoughtful. How hard it must have been for her, in this far away and inhospitable land. I thought of her and of the refugees. I thought of me and how easy it was to get here, how lucky I am.

Oggi era una splendida giornata d’inverno. Il sole splendente e l’aria frizzante, ideale per esplorare Melbourne! La mia idea e’ stata ben accolta da tutta la famiglia e in pochi minuti eravamo nel cuore della città. Tendo a dimenticare che città vivace e meravigliosa e’ Melbourne. “Sembri una turista!” Mi ha detto Julia. Sono una snob europea e mi rendo conto che spesso non apprezzo Melbourne come dovrei. Così decido di guardarmi intorno con gli occhi di una turista. Abbiamo mangiato ad un ristorante in China Town e poi abbiamo risalito Swanston St. Guardavo gli edifici, vecchie chiese e grattacieli moderni, creano un piacevole contrasto contro il blu del cielo. Aiuole fiorite vicino al municipio aggiungono colore al grigio della strada. Oggi e la Giornata del Rifugiato e la città era in festa. Meraviglioso essere parte di questi festeggiamenti. Abbiamo continuato fino a Federation Square, così essenzialmente australiana e piena di vita. Abbiamo guardato qualche quadro nella Galleria Ian Potter e mi sono fermata davanti all’immagine di una donna pioniera, il volto triste e pensieroso. Quanto doveva essere difficile per lei in questa terra lontana e inospitale. Ho pensato a lei e ai rifugiati. Ho pensato a me e a com’e’ stato facile arrivare qui. Ho pensato a quanto sono fortunata. 

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Burocrazia australiana

Town Hall - Comune

Town Hall – Comune

Per parcheggiare davanti a casa ho bisogno di un permesso ma da quando ho cambiato macchina, cioe’ circa tre anni, non l’ho ancora rifatto. Oggi, dopo due multe, mi sono finalmente decisa.

Ma perche’ aspettare tre anni e due multe? Pigrizia. Non ho altra scusa.

Sono cresciuta in Italia dove le parole “burocrazia”, “comune”, “permesso” portano alla mente ore di coda in uffici surriscaldati, impiegati svogliati e strafottenti e interminabili moduli da riempire. Nonostante siano anni che non frequento uffici comunali italiani, mi capita spesso di ascoltare le lamentele di amici e parenti e mi pare di capire che le cose non siano cambiate molto.

La burocrazia australiana e’ un sogno e andare a fare un permesso di parcheggio non fa che rallegrare la tua giornata!

A mezzogiorno arrivo in comune, entro e mi trovo davanti una bella signora con i capelli rosso fuoco e una ricrescita di due dita. Mi accoglie con un sorriso smagliante e un “Hello darling!”. Ha le braccia ricoperte di tatuaggi all’henné sbiaditi e un modo di fare affabile e disinvolto. Senza accorgermene mi ritrovo a raccontargli delle mie multe e della mia pigrizia. Lei mi rassicura dicendo di non preoccuparmi, si occupera’ di tutto!

Mi chiede la prova di residenza e le passo con orgoglio la bolletta della luce. Mi sento organizzatissima! Ma quando mi chiede la prova che la macchina mi appartiene il documento che le ho portato non e’ quello giusto. La guardo delusa ma mi rendo conto dal suo sorriso che risolvera’ questo problema in quattro e quattr’otto. Sono in ottime mani, mi dico!

Il mio bel Parking Permit nuovo di zecca!

Il mio bel Parking Permit nuovo di zecca!

Mi suggerisce di andare dalla polizia, proprio dietro l’angolo, e di compilare un modulo per dichiarare che la macchina e’ mia. Due minuti dopo sono in commissariato dove un giovane poliziotto mi consegna il modulo e mi rassicura che sono abituati, non avere i documenti giusti e’ apparentemente una cosa molto comune. Non posso fare a meno di notare che ha un orologio di Topolino. Ovviamente non e’ sua intenzione essere troppo intimidatorio!

Torno all’ufficio dove dopo pochi minuti ho il mio permesso. Pago 32 dollari, “Take care, dal!” mi dice la signora. Il tutto si e’ svolto in meno di mezz’ora. Esco con un sorriso sulle labbra e la sensazione di vivere nel paese dei balocchi!