Vientiane: Then and Now

A few months ago Paola offered me and the rest of the Expatclic team the opportunity to take part in one of her travel writing workshop. I like to write and I love to travel so I took her up on her generous offer and started on this exciting journey. The aim of the course was to write a travel article to enter in a writing competition. I have never entered a writing competition and I have to admit that the concept was, and is, a bit scary. In an effort to get out of my comfort zone I took on the challenge I loved every step of the process.

Before starting with the writing we had to do some reading. Although I have always been an avid reader, I never paid much attention to the different styles. Under Paola’s attentive direction I learned how to read critically and started to see the difference between show and tell. 

Then came the second, more challenging part, writing my story!

Having just got back from Thailand and Laos, where I hadn’t been for 25 years, I chose to write about Vientiane, using a “before and after” angle. 

I immediately realised, with Paola’s discreet prompts, that I used too many words. No surprise there, I have been told once or twice that I am a tad verbose! I had to start cutting down and dig in the meander of my mind for interesting a descriptive words, in English of course!

This was just the beginning of learning to write in a new style, putting myself in the reader’s mind, all the while staying true to myself.

Then there was the memory part that, for a nostalgic like me, is always ridden with emotions. I looked at old photos, read old diaries, searched deeply for special moments and wrote about them.

Well, there is a lot more I could write about the process of writing, but this was to be only an introduction to my big announcement and I am already approaching the 400 words!

I am very excited to announce that, with Paola’s wonderful advice and support, I managed to write an article that made it to the top ten in the I Must Be Off! Travel Essay Contest. The winners will be announced on September 30 but for now my story has been published and this is so much more that I expected. 

Here is “Vientiane: Then and Now”.

Please go and have a read and tell me what you think. Any hits and comments on the website will help my story towards the Readers’ Choice award, even negative comments count, so please be honest!

Then...

Then…

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…and now!

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Di scuole femminili e tempi che non cambiano

Quando ero bambina nella mia ridente cittadina ligure c’erano due possibilità educative: una, era la scuola statale e l’altra, la scuola “dalle suore”. Nel mio caso fu scelta la seconda opzione e cominciai l’asilo all’Istituto Sant’Anna, dove rimasi fino alla fine delle medie. Ma oltre alla mia scuola cattolica mista c’era, dall’altra parte della strada, la scuola cattolica femminile. Pur vivendo in un paese piccolo non ricordo di aver mai conosciuto nessuna bambina che andava alla scuola “di solo femmine”. Tra noi studenti di Sant’Anna si parlava con un misto di commiserazione e disdegno di quelle bambine obbligate a vivere in un mondo innaturale, come una scuola senza maschi.

Queste chiacchiere e pettegolezzi avvenivano nei primi anni ’70, in un paesino di provincia, per cui potete immaginare la mia sorpresa quando, nel 1996, mi ritrovai a sentire donne della mia eta’ proclamare i benefici di una scuola tutta femminile, in una grande città cosmopolita.

Julia aveva pochi mesi e come ogni settimana mi ritrovavo con un gruppo di mamme, e qualche sporadico papa’, per condividere i progressi dei nostri piccoli e trovare consolazione e sostegno dopo un’altra notte insonne. Fu durante una di queste chiacchierate mattutine che l’argomento “scuola single-sex” venne tirato in ballo per la prima volta. Io sedevo nel mio angolo e mi tornavano alla mente immagini di bambine tristi e pallide (si, nella mia immaginazione le bambine “dall’altra parte” erano sempre tristi e pallide. Come se oltre ad essere private della compagnia maschile, venisse loro negato anche il piacere del sole ligure!) e non riuscivo a capacitarmi di come, in questa città così all’avanguardia, qualcuno potesse considerare una tale possibilità.

Donne con le quali avevo diviso quei primi mesi della mia avventura di mamma, mi mostravano un aspetto della vita nel mio paese d’adozione che, fino a quel momento, avevo completamente ignorato. Per la prima volta mi sentivo davvero “straniera” perché i loro ragionamenti pro scuola “single sex” erano concetti che mi risultavano completamente   sconosciuti e che rimbalzavano nel mio cervello senza trovare un appiglio. Non presi parte a quella prima discussione ma da allora ho avuto innumerevoli conversazioni e combattuto a spada tratta a favore delle scuole miste!

Ciclicamente appaino articoli sul giornale che ci rifilano i risultati di una nuova ricerca sui pro e contro in entrambi i campi e, ciclicamente, mi rendo conto che queste ricerche non propongono nulla di nuovo. Per me rimane sempre e solo il fatto che viviamo in un mondo “misto” e voglio offrire l’opportunità alle mie figlie di imparare a cavarsela, in questo mondo, il prima possibile!

Se devono combattere in un mondo “al maschile” e’ importante che conoscano il loro avversario, e prima cominciano, meglio e’. Impossibile negare che il mondo in cui viviamo e’ ancora dominato dall’uomo e immagino che nelle classi i ragazzi facciano in modo di avere il sopravvento. Ed e’ qui che, spero, le mie figlie abbiano l’occasione di imparare ad affrontare e sormontare questi soprusi. Che senso ha farle crescere in un mondo irrealistico per poi gettarle in pasto ai lupi a 18 anni? 

Julia ha finito la scuola l’anno scorso e ho avuto modo di paragonare la sua esperienza accademica e sociale con quella di due amiche d’infanzia, entrambi frequentatrici di una scuola femminile. Questi sono i risultati della mia ricerca!

Dal punto di vista accademico Julia, che e’ sempre stata molto timida e introversa, ha avuto risultati migliori di quelli delle sue amiche. Le ragazze sono cresciute insieme, sono tutte molto coscienziose e studiose, con genitori attenti e presenti e opportunità molto simili. Il fatto di andare ad una scuola invece di un’altra non ha avuto nessuna conseguenza sui risultati.

Dal punto di vista sociale, i sostenitori del movimento “single sex” affermano che arrivati all’adolescenza essere in presenza dell’altro sesso distrae dallo studio.

Mi piace pensare che le mie figlie possano scegliere come mettersi in relazione con l’altro sesso e, nonostante abbiano approcci molto diversi, nessuna delle due ha mai manifestato segni di “distrazione”.  E siamo in piena adolescenza e subbuglio ormonale! Sofia non ha mai fatto differenza tra amicizie maschili o femminili, mentre Julia, fino ad un paio di anni fa, ha sempre optato per amicizie femminili. Dopo anni di contatto giornaliero,  oggi e’ perfettamente a suo agio anche con i ragazzi. Nel suo caso frequentare una scuola mista le ha fornito le risorse per superare la sua timidezza con l’altro sesso e questo l’aiuterà sicuramente all’università e nel mondo del lavoro.

Anche dal punto sociale, quindi, la scelta di una scuola mista non ha portato alle mie figlie nessuno svantaggio.

Che dire, risultati positivi in entrambi i campi. Nel grande dibattito “single-sex vs co-ed le scuole miste a casa nostra vincono a pieni voti!

Leggendo su internet ho scoperto che l’Australia e’ uno dei pochi paesi dove questo sistema riscontra ancora parecchio successo. Nonostante molte scuole maschili siano state convertite in scuole miste, le scuole femminili sono ancora molto numerose e ben frequentate.

Come avveniva con le bambine della scuola di fronte, le ragazze delle scuole femminili in genere non socializzano con quelle delle scuole miste e, a volte, mi  pare di cogliere un leggero tono di commiserazione e disdegno nei discorsi delle mie figlie e dei loro amici. Ed ecco dove Melbourne 2015 e Vallecrosia ca. 1970 hanno qualcosa in comune!